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PER L'IMPRESA

I Mini Bond

 

Si tratta di obbligazioni, dunque titoli di debito a medio termine, destinati a piani di sviluppo, ad operazioni di investimento straordinarie o di refinancing, che possono essere emesse anche da società non quotate. Come per le cambiali finanziarie l’aliquota fiscale è del 20%.
I Mini Bond si presentano come alternativi rispetto alle cambiali finanziarie, poiché la durata minima è di 36 mesi; al di sotto di tale termine è possibile utilizzare esclusivamente le cambiali finanziarie.
Il Decreto Sviluppo, ai commi 19-26 dell’art. 32 cit., prevede che le obbligazioni e i titoli similari emessi da società non emittenti strumenti finanziari rappresentativi del capitale quotati in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione, diverse dalle banche e dalle micro-imprese, possono prevedere clausole di partecipazione agli utili d'impresa e di subordinazione, purche' con scadenza iniziale uguale o superiore a trentasei mesi.
La clausola di subordinazione definisce i termini di postergazione del portatore del titolo (ossia viene pagato dopo) rispetto ai diritti degli altri creditori della società e ad eccezione dei sottoscrittori del solo capitale sociale.

Le emissioni di obbligazioni subordinate rientrano tra le emissioni obbligazionarie e ne rispettano i limiti massimi fissati dalla legge.
La clausola di partecipazione regola la parte del corrispettivo spettante al portatore del titolo obbligazionario, commisurandola al risultato economico dell'impresa emittente. Il tasso di interesse riconosciuto al portatore del titolo (parte fissa del corrispettivo) non può essere inferiore al Tasso Ufficiale di Riferimento pro tempore vigente. La società emittente titoli partecipativi si obbliga a versare annualmente al soggetto finanziatore, entro trenta giorni dall'approvazione del bilancio, una somma commisurata al risultato economico dell'esercizio, nella percentuale indicata all'atto dell'emissione (parte variabile del corrispettivo).

In Italia, un primo caso di emissione di minibond da parte di una PMI non quotata in Borsa è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra Banca di Cherasco (Banca di Credito Cooperativo) e CAAR (Consulting Automotive Aerospace Railway), società piemontese di engineering operante nei settori auto, aerospaziale e ferroviario, che ha attuato quanto previsto dal Decreto Sviluppo.
Il minibond emesso da CAAR prevede un tasso fisso pari al 6.50% per 5 anni e per un totale di 3 milioni di euro, quotato sul mercato Extramot Pro di Borsaitaliana e servirà a finanziare un piano di sviluppo avente ad oggetto l’implementazione della propria attività, con particolare riguardo all’internazionalizzazione. Si allega link che descrive brevemente l’operazione.

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I contratti di rete

Il contratto di rete è stato introdotto recentemente nel nostro ordinamento giuridico ed è, in sintesi, un accordo con il quale due o più imprenditori si impegnano a collaborare al fine di aumentare, sia individualmente che collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato. Con il contratto di rete le imprese si obbligano, sulla base di un programma comune, a: collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie attività; scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica; esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.
Il contratto può anche prevedere l’istituzione di un fondo patrimoniale e la nomina di un organo comune incaricato di gestire l’esecuzione del contratto o di singole parti o fasi dello stesso.

Oggi esistono due grandi categorie di reti: quelle "a contratto" o leggere e quelle "a soggetto" o pesanti (come regolamentate dalla circolare dell'Agenzia delle entrate 20E del 18 giugno 2013). Alle seconde viene attribuita, dopo il riconoscimento della soggettività giuridica (legge 221/2012), la soggettività tributaria e quindi la partita Iva.
Decisiva, ai fini dello sviluppo di questo strumento è stata la Determinazione dell’Autorità di Vigilanza dei Lavori Pubblici, n. 3 del 23 aprile 2013 che ha espressamente disciplinato la partecipazione delle reti alle gare pubbliche.

Nel primo trimestre del 2013, secondo elaborazioni dell'Osservatorio del ministero dello Sviluppo economico su dati Unioncamere, si è passati da 647 reti di fine 2012 alle 767 di fine marzo. In termini di numero di imprese partecipanti, si è passati da 3.360 unità a 3.946, con un incremento percentuale analogo. I vantaggi ottenuti in termini di giro d'affari dall'essere in rete ben sono testimoniati dai risultati ottenuti dalle aziende del settore manifatturiero nel corso del 2011: infatti le imprese coinvolte in contratti di rete hanno registrato un aumento del fatturato del 10,1%, contro il 4,6% di quelle non in rete; un differenziale che si allarga ulteriormente considerando l'intero triennio che va dal 2009 al 2011. Tra i macrosettori più rappresentati nelle reti di impresa, primeggiano l'industria in senso stretto e i servizi, che raccolgono il 76,1% delle imprese in rete. Significativa anche la presenza della filiera delle costruzioni e immobiliare e delle imprese dell'industria agro-alimentare, in particolare nel Mezzogiorno.

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